Don Lorenzo Milani: i libri per conoscere il priore di Barbiana
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Dalla scuola di Barbiana a Lettera a una professoressa, passando per Esperienze pastorali e gli scritti sull’obiezione di coscienza: un percorso attraverso i libri più importanti di Don Lorenzo Milani per conoscere meglio il suo pensiero, la sua idea di educazione e i luoghi del Mugello che hanno segnato la sua storia.

Don Lorenzo Milani è uno di quei personaggi della storia italiana che molti conoscono almeno per sentito dire. Il suo nome è legato alla scuola di Barbiana, al motto “I care”, a Lettera a una professoressa e a un’idea di scuola che ancora oggi continua a essere discussa.
Meno frequente, però, è avvicinarsi direttamente ai suoi libri.
Leggere Don Milani significa entrare nell’Italia del dopoguerra, in un paese ancora segnato da profonde differenze sociali, da un accesso molto diseguale all’istruzione e da una distanza enorme tra città e campagne. Ma significa anche incontrare un sacerdote difficile da incasellare: profondamente religioso, spesso polemico, poco incline ai compromessi e convinto che l’educazione dovesse fornire alle persone gli strumenti per comprendere il mondo e prendere parola.
Per conoscere davvero Don Milani vale quindi la pena partire dai suoi testi. Alcuni sono diventati classici della pedagogia italiana, altri sono meno conosciuti ma aiutano a ricostruire il percorso che lo portò fino alla piccola scuola di Barbiana.
Chi era Don Lorenzo Milani

Lorenzo Milani nacque a Firenze nel 1923, in una famiglia appartenente alla borghesia colta fiorentina.
La sua formazione iniziale fu lontana dalla Chiesa. Durante la giovinezza si interessò soprattutto alla pittura, prima di avvicinarsi progressivamente alla fede cattolica. Nel 1943 entrò nel seminario di Firenze e nel 1947 fu ordinato sacerdote.
La prima esperienza pastorale importante fu a San Donato di Calenzano, nell’area industriale a nord di Firenze. Qui entrò in contatto con operai, famiglie povere e ragazzi che avevano spesso abbandonato molto presto la scuola.
Fu proprio in questi anni che l’educazione cominciò a occupare un posto centrale nel suo lavoro.
Per Don Milani la conoscenza della lingua non era soltanto una questione scolastica. Chi possedeva le parole aveva maggiori possibilità di capire i propri diritti, difendersi, partecipare alla vita pubblica e confrontarsi alla pari con chi deteneva il potere.
Nel 1954 fu nominato priore di Barbiana, una piccola località sulle montagne del Mugello, nel comune di Vicchio.
All’epoca Barbiana era un luogo molto isolato, formato da poche case sparse tra boschi e campi. Proprio qui Don Milani organizzò una scuola destinata soprattutto ai ragazzi delle famiglie contadine della zona.
Da quell’esperienza sarebbero nati alcuni dei testi più importanti della pedagogia italiana del Novecento.
Esperienze pastorali
Per chi vuole seguire il pensiero di Don Milani in ordine cronologico, il punto di partenza più interessante è Esperienze pastorali, pubblicato nel 1958.
Il libro nasce soprattutto dal periodo trascorso a San Donato di Calenzano.
Non è ancora il Don Milani di Lettera a una professoressa. Al centro si trova soprattutto il lavoro del sacerdote e la sua riflessione sul rapporto tra Chiesa, società e classi popolari.
Don Milani osserva con grande attenzione la comunità che lo circonda, analizzando il rapporto dei giovani con la religione, la formazione, il lavoro e le istituzioni.
Una delle idee che emerge con maggiore forza è che l’azione pastorale non possa essere separata dalle condizioni concrete in cui vivono le persone.
È un libro meno immediato rispetto alle opere successive, ma permette di capire come siano nate molte delle convinzioni che accompagneranno Don Milani negli anni di Barbiana.
La scuola, in questa prospettiva, diventa qualcosa di più di un luogo dove imparare nozioni. Diventa uno strumento attraverso cui ridurre le distanze tra chi possiede gli strumenti culturali per interpretare la società e chi ne rimane escluso.
Esperienze pastorali è probabilmente il libro da scegliere se si vuole conoscere Don Milani prima di Barbiana e capire l’origine delle sue idee sull’educazione.
L’obbedienza non è più una virtù
Un altro testo fondamentale è L’obbedienza non è più una virtù.
Il volume raccoglie alcuni scritti legati a una delle vicende più controverse della vita di Don Milani: la sua presa di posizione sull’obiezione di coscienza al servizio militare.
Nel 1965 alcuni cappellani militari toscani definirono pubblicamente l’obiezione di coscienza estranea alla tradizione cristiana ed espressione di viltà.
Don Milani rispose con una lettera aperta in difesa degli obiettori.
Da quella presa di posizione nacque un procedimento giudiziario per apologia di reato.
La successiva Lettera ai giudici è probabilmente uno dei testi che mostrano meglio il suo modo di ragionare.
Al centro non c’è soltanto il servizio militare. C’è una domanda più ampia: quale rapporto deve esistere tra coscienza individuale, legge e responsabilità?
Per Don Milani l’obbedienza non può essere automatica. Una persona deve essere in grado di valutare criticamente le proprie azioni e assumersene la responsabilità.
Questa idea è strettamente collegata alla sua concezione della scuola.
Educare non significa formare persone che eseguono semplicemente ciò che viene loro richiesto, ma cittadini capaci di comprendere le conseguenze delle proprie scelte.
È forse il testo migliore per scoprire un Don Milani diverso dall’immagine più conosciuta del maestro di Barbiana.
Qui emerge soprattutto il sacerdote che interviene nel dibattito pubblico e che considera la capacità di giudizio uno degli elementi fondamentali della libertà individuale.
Lettera a una professoressa
Se esiste un libro inevitabilmente associato a Don Lorenzo Milani, è Lettera a una professoressa.
Pubblicato nel 1967, poche settimane prima della sua morte, il libro nacque dal lavoro collettivo degli studenti della scuola di Barbiana.
È importante sottolinearlo: non si tratta propriamente di un libro scritto soltanto da Don Milani.
Gli autori sono i ragazzi della scuola, che attraverso un lungo lavoro collettivo analizzarono il funzionamento del sistema scolastico italiano.
Il bersaglio principale è una scuola che, secondo gli autori, tendeva a favorire gli studenti provenienti dalle famiglie più istruite e a penalizzare invece i figli delle classi popolari.
Il tema centrale è quello dell’uguaglianza delle opportunità.
Formalmente tutti gli studenti frequentavano la stessa scuola. Nella pratica, però, arrivavano in classe con condizioni di partenza molto differenti.
Un ragazzo cresciuto in una famiglia istruita disponeva già di un vocabolario più ampio, libri in casa e genitori capaci di aiutarlo nello studio. I ragazzi provenienti dalle campagne o dalle famiglie operaie spesso partivano invece da una posizione molto più difficile.
La scuola di Barbiana cercava di compensare proprio questa differenza.
Le giornate di studio erano molto lunghe e l’apprendimento ruotava attorno alla lingua, alla lettura dei giornali, alle lettere, alla politica e alla comprensione di ciò che accadeva nel mondo.
Lettera a una professoressa utilizza un linguaggio diretto, provocatorio e a volte volutamente duro.
Il libro divide ancora oggi i lettori.
Alcune delle sue analisi sono inevitabilmente legate all’Italia degli anni Sessanta. Altre, invece, pongono domande che continuano a essere attuali: quanto incide ancora l’origine familiare sul percorso scolastico? La scuola riesce davvero a compensare le disuguaglianze di partenza? E quale ruolo dovrebbe avere l’istruzione nella costruzione della cittadinanza?
È probabilmente il libro migliore da cui partire se non si è mai letto nulla di Don Milani.
Le lettere di Don Milani
C’è poi un modo diverso per conoscere Don Milani: leggere la sua corrispondenza.
Le raccolte delle lettere permettono infatti di avvicinarsi non soltanto alle sue idee, ma anche al carattere dell’uomo.
Nelle lettere emerge un Don Milani spesso ironico, polemico, affettuoso, ostinato e capace di scrivere con grande precisione.
La corrispondenza permette inoltre di ricostruire molti aspetti della vita quotidiana di Barbiana: il rapporto con gli studenti, le difficoltà economiche, i contrasti con parte del mondo ecclesiastico e il dialogo con amici e intellettuali.
Per chi ha già letto Lettera a una professoressa, le lettere rappresentano probabilmente il passo successivo più interessante.
Aiutano infatti a evitare una lettura troppo semplificata del personaggio.
Don Milani non fu soltanto il sacerdote della scuola di Barbiana. Fu un uomo inserito nelle tensioni religiose, politiche e sociali dell’Italia del dopoguerra, con posizioni spesso difficili da ricondurre alle categorie ideologiche tradizionali.
Quale libro leggere per primo?
Per chi vuole semplicemente avvicinarsi a Don Milani, la scelta più naturale resta Lettera a una professoressa.
È il testo più accessibile e quello che permette di comprendere immediatamente perché l’esperienza di Barbiana abbia avuto un’influenza così grande sul dibattito italiano sulla scuola.
Chi vuole approfondire può poi passare a L’obbedienza non è più una virtù, che mostra un altro lato del suo pensiero.
Esperienze pastorali richiede invece una lettura un po’ più attenta, ma è forse il testo più interessante per chi vuole ricostruire l’origine delle sue idee.
Le lettere completano infine il ritratto, restituendo una dimensione più personale e quotidiana.
Dai libri a Barbiana
Ci sono autori che possono essere letti senza conoscere i luoghi in cui hanno vissuto.
Per Don Milani è un po’ più difficile.
Barbiana non è semplicemente il luogo in cui trascorse gli ultimi anni della sua vita. È una parte fondamentale della sua storia.
Ancora oggi basta salire sulle montagne sopra Vicchio per capire quanto fosse isolato questo piccolo insediamento negli anni Cinquanta.
Non c’erano le strade e i collegamenti di oggi. Le famiglie vivevano sparse tra boschi, campi e poderi, e per molti ragazzi raggiungere la scuola significava percorrere ogni giorno lunghi tratti a piedi.
Quando Don Milani arrivò a Barbiana nel 1954, la piccola parrocchia sembrava quasi un luogo ai margini del mondo.
Proprio lì nacque però una delle esperienze educative più conosciute del Novecento italiano.
Oggi è possibile visitare la chiesa, la scuola, il piccolo cimitero dove Don Lorenzo Milani è sepolto e percorrere i sentieri che attraversano questi luoghi.
Chi arriva dopo aver letto Lettera a una professoressa percepisce immediatamente qualcosa che il libro, da solo, può soltanto suggerire: la dimensione geografica dell’esperienza di Barbiana.
L’isolamento, le distanze e il paesaggio aiutano a comprendere meglio perché la scuola avesse assunto per quei ragazzi un’importanza così grande.
Per chi vuole raggiungere Barbiana a piedi, il Sentiero di Barbiana è uno dei modi più interessanti per avvicinarsi alla storia di Don Milani e al paesaggio del Mugello che circonda la scuola.
È una di quelle passeggiate in cui il luogo finisce inevitabilmente per completare la lettura.
Leggere Don Milani oggi
A quasi sessant’anni dalla sua morte, Don Lorenzo Milani continua a essere un personaggio difficile da ridurre a una definizione.
È stato sacerdote, educatore, autore e protagonista di alcuni dei dibattiti più importanti dell’Italia del dopoguerra.
La sua eredità viene ancora discussa e interpretata in modi differenti.
Forse proprio per questo il modo migliore per conoscerlo resta quello più semplice: leggere direttamente i suoi testi.
Lettera a una professoressa racconta soprattutto la scuola di Barbiana e le disuguaglianze dell’istruzione.
L’obbedienza non è più una virtù affronta il rapporto tra coscienza, responsabilità e legge.
Esperienze pastorali permette invece di comprendere le radici del suo pensiero e il rapporto con il mondo popolare dell’Italia del dopoguerra.
Le lettere, infine, restituiscono la personalità di un uomo spesso più complesso delle immagini attraverso cui viene ricordato.
E poi c’è Barbiana.
Un piccolo luogo sulle montagne del Mugello, lontano dai grandi centri culturali dell’epoca, diventato uno dei simboli più duraturi della storia della scuola italiana.



























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