"Binari. Racconti di viaggi e di treni sulle ferrovie minori italiane"



"Binari. Racconti di viaggi e di treni sulle ferrovie minori italiane", é il nuovo libro di Fabio Bertino con prefazione di Andrea Semplici.


Si tratta di una serie di racconti dedicati ciascuno al viaggio lungo una linea ferroviaria, alla sua storia e alle tante piccole/grandi esperienze, incontri, scoperte, vissuti percorrendola. Undici racconti dedicati ciascuno al viaggio lungo una linea ferroviaria, alla sua storia e alle tante piccole/grandi esperienze, incontri, scoperte, vissuti percorrendola.


Il libro si apre con due tratte alpine: la Cuneo-Ventimiglia, talmente bella da essersi meritata l’appellativo di “ferrovia delle meraviglie”, e la Vigezzina-Centovalli, che da Domodossola si inerpica sulle montagne per raggiungere Locarno sul versante svizzero del Lago Maggiore.


Si prosegue poi sull’Appennino tosco-emiliano con la Porrettana che collega Bologna a Pistoia, in Garfagnana con la Lucca-Aulla, sulla Parma-Suzzara della Bassa reggiana sulle tracce di Ligabue e Peppone e don Camillo, e ancora nella Tuscia con la Viterbo-Attigliano-Orte e al confine fra Lazio e Abruzzo sulla Avezzano-Roccasecca.


Al sud la Bari-Matera è un succedersi di bellezza, dalla città vecchia del capoluogo pugliese alla meraviglia assoluta di Matera passando per piccoli gioielli come Altamura e Gravina, mentre il tragitto più lungo accompagna sulle orme di George Gissing lungo tutta la costa che da Taranto arriva fino al lungomare più bello d’Italia di Reggio Calabria. Il giro ferroviario della penisola si conclude nelle isole: in Sicilia al cospetto del vulcano sulla Circumetnea e in Sardegna nel cuore profondo dell’isola con la Macomer-Nuoro.

Una serie di reportage in cui i piccoli/grandi incontri che le ferrovie minori regalano sono un elemento fondamentale. Che si tratti dei viaggiatori francesi della Val Roja con un proprio esclusivo orario ferroviario oppure del ragazzo di Altamura che vuole a tutti i costi avere lo stesso tatuaggio dell’autore, della cortese signora che si sostituisce all’autobus che non c’è offrendo un passaggio all’autore oppure uno qualunque delle decine di personaggi citati nel libro salta palese agli occhi del lettore che nell’Italia che non corre, fuori dalle grandi città, esiste ancora una vera umanità che porta dei perfetti sconosciuti a incontrarsi, scambiare volentieri due chiacchiere e diventare in poco tempo degli amici tanto da scambiarsi dei regali.

In tutti i casi questo libro offre uno spaccato dell’Italia più vera, sia per quanto riguarda il mondo delle linee ferroviarie minori che dei borghi semisconosciuti e nascosti. Come il delizioso Castagno di Piteccio sull’Appennino pistoiese: “…Con una passeggiata lungo il sentiero nel bosco alle spalle della stazione raggiungo il borgo. Una manciata di stradine acciottolate, che si possono percorrere solo a piedi, tra le antiche case in pietra in gran parte realizzate con i materiali ricavati da un antico castello distrutto nel XV secolo. La piazzetta con la fontana dell’800, la piccola chiesa dedicata a Santa Maria, vasi di fiori e minuscoli cortili, qualche sedile in pietra.


E le opere d’arte realizzate fra gli anni ’70 e gli anni ’90 sparse qua e là. Gli affreschi che rappresentano i mesi dell’anno, le sculture agli angoli dei vicoli, inserite nei muri, che si affacciano dai balconi. Al fondo del paese il belvedere sulla vallata boscosa è come la scena di un teatro. Tra il verde, in lontananza, si intravede uno dei grandi viadotti della ferrovia. Un piccolo borgo fatato…”.

Come scrive Andrea Semplici nella Prefazione: “…Anche per vivere in prima persona questi miracoli, Fabio, negli ultimi anni, ha compiuto infiniti andirivieni per le ferrovie italiane. Binari minori, percorsi brevi, eppure da batticuore. Credetemi, il profilo aerodinamico di un Freccia Rossa o di un’Alta Velocità non danno mai la tranquilla felicità della ‘Panoramica Vigezzina-Centovalli’ che attraversa il confine fra Italia e Svizzera per raggiungere Locarno e o la sensazione del tempo sospeso della Macomer-Nuoro. E non è una questione di nostalgia, è una storia del presente, di quello che molti di noi vorrebbero essere e di come vorrebbero vivere…”.

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