Fotografi famosi : i più influenti di sempre



Conoscere i fotografi che hanno fatto la storia della fotografia è un passaggio quasi obbligato per chiunque voglia imparare ad apprezzare e creare immagini di qualità. Per questo abbiamo redatto una lista dei fotografi famosi che pensiamo sia essenziale conoscere.

 

Indice dei contenuti :


- I grandi classici - I maestri della fotografia


- Henri- Cartier Bresson

- Robert Capa

- Ansel Adams

- Robert Doisneau

- Man Ray


- I fotografi contemporanei


- Sebastiao Salgado

- Steve McCurry

- Elliot Erwitt

- Martin Parr

- Stephen Shore


- I fotografi di moda


- Helmut Newton

- Richard Avedon

- Irving Penn


- I fotografi italiani


- Gianni Berengo Gardin

- Franco Fontana

- Ferdinando Scianna

- Luigi Ghirri


 

I fotografi più famosi di sempre, la lista definitiva


Come tutte le liste, la selezione fatta è puramente soggettiva ed inevitabilmente limitata. Anche l'aggettivo "famosi" è probabilmente riduttivo ed un po' semplicistico, ma forse utile a racchiudere una vasta di gamma di fotografi che vale assolutamente la pena conoscere. I nomi selezionati hanno scattato immagini che sono state capaci di toccare la sensibilità di milioni di persone intorno al mondo, ed hanno lasciato una traccia indelebile nella storia della fotografia.


Di una cosa siamo sicuri : approfondite la vostra conoscenza di questi fotografi, e vi innamorerete ancora di più della fotografia!

I grandi classici : I maestri della fotografia


In questa prima sezione includiamo i nomi dei fotografi che devi assolutamente conoscere, veri e propri protagonisti di quello che è stato il secolo d'oro della fotografia, il Novecento. Le loro fotografie hanno stabilito canoni estetici che sono ancora influenti, se non predominanti, nel linguaggio fotografico attuale. Lo studio e la conoscenza di questi fotografi e dei loro libri rappresenta un passaggio importante nel percorso di chiunque sia appassionato di fotografia.


Henri Cartier-Bresson


Henri Cartier Bresson fotografo

Cartier-Bresson può essere considerato il padre fondatore della street photography, la fotografia di strada. Accompagnato dalla sua fedele Leica, era un maestro nel comporre linee ed elementi grafici che sia allineavano armonicamente per dare vita ad immagini al tempo stesso poetiche e reali. Cartier-Bresson coglie l’attimo, scatta all’improvviso, selezionando degli attimi di vita che possono apparire scontati, ma in cui Bresson sembra sempre vedere un significato più profondo. Si dedica anche alla fotografia di guerra, ed ai ritratti riuscendo ad immortalare volti famosi come quelli di Marie Curie, Picasso e Matisse. Cartier-Bresson ha contribuito a definire un nuovo genere di fotografia, ma è stato anche plasmato da innumerevoli influenze (in particolare, la pittura surrealista). Se si è appassionati di fotografia, è impossibile non avere già sentito parlare di Cartier-Bresson : la sua influenza su quest’arte è stata così importante da valergli l’appellativo di “Occhio del secolo”. Il suo libro di fotografia il "momento decisivo" riassume i principi della sua arte ed é probabilmente il libro di fotografia più importante del Ventesimo secolo. Nel 1945 fotografò la liberazione di Parigi con un gruppo di giornalisti professionisti e poi girò il documentario Le Re tour (Il ritorno). Nel 1947, con Robert Capa, George Rodger, David 'Chim' Seymour e William Vandivert, fondò la Magnum Photos.

Robert Capa


Robert Capa fotografo guerra

Robert Capa sicuramente non ha bisogno di presentazioni: è il primo vero fotografo di guerra, un avventuriero che non ha esitato ad attraversare campi minati e a gettarsi dagli aerei con il paracadute.

Nato in Ungheria come Endre Friedmann, fu testimone dell'ascesa di Hitler, che lo portò a trasferirsi a Parigi, dove incontrò e iniziò a lavorare con Gerda Taro. Insieme lavorarono sotto lo pseudonimo di Robert Capa e diventarono fotoreporter. Capa ha partecipato come reporter a ben cinque conflitti armati: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (1938), la Seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d'Indocina (1954). Capa era un uomo affascinante, un amante del pericolo e delle donne, ma le sue foto raccontano un altro tipo di emozione. Gli scatti documentano sofferenza, solitudine, dipingono la follia latente dei soldati costretti nelle trincee e la disperazione di chi decideva di correre allo scoperto, pur conoscendone le conseguenze. Non c’è molta speranza negli scatti che ritrae; Capa non idealizza la guerra perché ne conosce gli orrori. Afferma esplicitamente di odiare la guerra: “Il desiderio più fervido del fotografo di guerra è la disoccupazione. Non è sempre facile stare in disparte e non poter fare nulla, se non registrare la sofferenza che ci circonda”.

Ansel Adams


Ansel Adams

Adams è considerato il fondatore della fotografia paesaggistica in bianco e nero. Ecologista, si è concentrato sui panorami dell’America Occidentale. Fondò il Gruppo f/64, un’associazione di artisti che ribadiva l’importanza di una fotografia “pura”, con alcune specifiche caratteristiche tecniche. Insieme a Fred Archer sviluppò un sistema di creazione di immagini chiamato Zone System, un metodo per ottenere una stampa finale attraverso una comprensione estremamente tecnica di come la gamma tonale viene registrata e sviluppata durante l'esposizione, lo sviluppo del negativo e la stampa. La chiarezza e la profondità che ne risultano hanno caratterizzato i suoi scatti. Adams è stato per tutta la vita un sostenitore della conservazione ambientale, e la sua attività fotografica era profondamente intrecciata a questa convinzione. Nella sua autobiografia, Adams esprime la sua preoccupazione per gli americani, che secondo lui stavano perdendo la connessione con la natura a causa dell'industrializzazione e dello sfruttamento delle risorse naturali. Le immagini senza tempo e l'impressionante bellezza visiva caratterizzano chiaramente le fotografie di Ansel Adams. Nel 1952, fu anche uno dei fondatori della rivista Aperture.

Robert Doisneau




Insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau è considerato uno dei maggiori esponenti del fotogiornalismo e della fotografia umanista. Ha iniziato come fotografo industriale per la Renault, per poi lavorare come freelance per annunci pubblicitari, incisioni e cartoline. Appena prima della guerra viene assunto nell’Agenzia Rapho, ma la sua carriera viene interrotta quasi subito dall’inizio della Seconda guerra mondiale. E’ costretto ad arruolarsi; combatte e fotografa il conflitto fino al 1940, quando viene esonerato dal servizio militare. Continuerà comunque a usare le sue abilità per falsificare passaporti e documenti per la Resistenza francese. Alla fine della guerra si unisce di nuovo alla Rapho Agency e conosce Jacques-Henri Lartigue, artista che ebbe su di lui una grande influenza. Comincia a produrre vere e proprie storie attraverso i suoi scatti, tutte incentrate su varie esperienze parigine: notizie, glamour e moda, ma anche i rapporti della Francia con altri paesi e culture. Alcuni dei suoi racconti saranno pubblicati in riviste prestigiose come LIFE, Paris Match e Realites. Nel 1947, Robert Doisneau incontra Robert Giraud, con cui avrà una lunga amicizia e una profonda collaborazione. Da qui comincia l’apice della sua carriera: pubblica più di 30 raccolte, lavora per Vogue come fotografo di moda e infine si unisce al Groupe des XV.

Man Ray


Man ray fotografo surrealista

Man Ray, pseudonimo di Emmanuel Radnitzky, è un nome che rappresenta benissimo la vocazione eversiva dell’autore: man, uomo, e ray, il raggio di sole.

Man Ray ha contribuito in modo significativo ai movimenti dadaisti e surrealisti, anche se i suoi legami con ciascuno di essi furono informali. Produsse grandi opere destinate a vari media, ma si considerò soprattutto un pittore. E’ ben conosciuto nel mondo dell'arte per la sua fotografia d'avanguardia, ed è un rinomato fotografo di moda e di ritratti. Ray è anche noto per il suo lavoro con i fotogrammi, che chiamò "rayographs" (ray-grammi) riferendosi proprio a se stesso. Queste immagini vengono prodotte mettendo gli oggetti direttamente sulla carta fotografica e poi esponendoli alla luce.

Mosso dal trauma della Prima guerra mondiale e dall'emergere di una moderna cultura dei media - rappresentata dai progressi nelle tecnologie della comunicazione come la radio e il cinema – prova una profonda disillusione per i modi tradizionali di fare arte, e spesso si rivolge invece a sperimentazioni. La sua lunga carriera è infatti definita da una ricerca pionieristica, da un forte senso di sperimentazione e di auto-reinvenzione.

I fotografi contemporanei


Questa sezione racchiude i fotografi ancora in attività che, in maniera quasi universale, sono riconosciuti come i più influenti della scena fotografica mondiale. Molti di loro sono in una fase molto matura della loro carriera, hanno iniziato a lavorare nel secolo scorso, e possono già considerarsi dei "classici contemporanei".

Sebastião Salgado

Sebastiao Salagado

Nato in Brasile, Salgado è stato insignito di numerosi premi fotografici di rilievo, come riconoscimento dei suoi successi. È un ambasciatore dell'UNICEF e un membro onorario dell'Accademia delle Arti e delle Scienze degli Stati Uniti. Dopo un inizio di carriera come economista, trasforma la propria passione per la fotografia in un lavoro, collaborando con agenzia di fama internazionale come Sygma, gamma, e Magnum, finché non crea una propria agenzia con la moglie e compagna di vita Lélia, Amazonas Images.

Viaggia in più di 100 paesi, documentando rivoluzioni e siccità, guerre e condizioni di lavoro disumane. I suoi lavori più importanti derivano da lunghe ricerche in Amazzonia e nei settori di base della produzione. Fra le sue immagini più famose sono quelle di una miniera d'oro in Brasile chiamata Serra Pelada. Nel 2004, Salgado ha iniziato un progetto chiamato Genesi, che mira alla presentazione dei volti incontaminati della natura e dell'umanità. Consiste in una serie di fotografie di paesaggi e animali selvatici, così come di comunità umane che continuano a vivere secondo le loro tradizioni e culture ancestrali. Questo insieme di scatti è concepito come un potenziale percorso di riscoperta dell'umanità nella natura. Nel settembre e ottobre 2007, Salgado ha esposto le sue fotografie di lavoratori del caffè provenienti da India, Guatemala, Etiopia e Brasile presso l'ambasciata brasiliana a Londra. Lo scopo del progetto era quello di sensibilizzare il pubblico sulle origini della bevanda. Da più di trent’anni Salgado e la moglie Lélia si impegnano per ricostruire una piccola parte della foresta amazzonica brasiliana, creando l’istituto Terra. Ultimamente, ha dato il suo appoggio ad una campagna per tutelare la tribù Awá.

Steve McCurry


steve mccurry

Steve McCurry è una delle voci più iconiche della fotografia contemporanea per più di 30 anni, apparendo su tantissime copertine di riviste e libri, in una decina di libri e innumerevoli mostre in tutto il mondo che portano il suo nome. La foto della ragazza afghana con lo sguardo impaurito fa il giro del mondo, diventa la fotografia per eccellenza e porta tutto il mondo a notare la bellezza e la diversità del popolo pashtun, nonché la tragica storia del paese. Dopo diversi mesi di viaggio si trovò a passare il confine con il Pakistan. Lì incontrò un gruppo di rifugiati dell'Afghanistan, che lo portarono di nascosto oltre il confine nel loro paese, proprio mentre l'invasione russa stava chiudendo il paese a tutti i giornalisti occidentali. In abiti tradizionali, con la barba folta e i lineamenti consumati dalle intemperie, McCurry portò al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando alla questione un volto umano su ogni testata. Da allora, McCurry ha continuato a creare immagini straordinarie in tutti i continenti e in innumerevoli paesi. Il suo lavoro comprende conflitti, culture in via di estinzione, tradizioni antiche e cultura contemporanea - ma mantiene sempre l'elemento umano.

Elliot Erwitt


Elliot erwitt


Erwitt è il fotografo dell’assurdo: i suoi scatti, in particolare la serie sui cani, denotano una visione ironica della realtà, senza che venga meno una tattica impeccabile e un bianco e nero con grande profondità. Nato il 26 luglio 1928 a Parigi, Francia, emigra con la sua famiglia negli Stati Uniti nel 1939. Studia fotografia al Los Angeles Community College e regia alla New School for Social Research, successivamente lavora come reporter di guerra e poi per un portfolio industriale presso la Standard Oil Company.

Nel 1953 Elliot Erwitt si unisce a Magnum Photos e lavora come fotografo freelance per Collier's, Look, Life, Holiday e altre. Amico di Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker, ha scattato di tutto, dalle potenti immagini di Pittsburgh e dell'URSS ai ritratti iconici di John F. Kennedy, Simone de Beauvoir e Marilyn Monroe. Nel 1964, Erwitt viene invitato a Cuba come ospite di Fidel Castro. Durante questo periodo, scatta ritratti ormai famosi sia di Castro che di Che Guevara. Quando le relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba vengono ripristinate, Erwitt torna sull'isola (nel 2015) per documentare la vita cubana ora, quasi 50 anni dopo la sua prima visita.



Martin Parr


Martin Parr

Noto per il suo stile inconfondibile, Martin Parr è un fotografo inglese attualmente presidente dell' Agenzia Magnum. Parr dice della sua fotografia : " O la capisci, o non la capisci, non ci sono vie di mezzo". Le sue fotografie sono caratterizzate dall'uso aggressivo del flash, sparato spesso da distanza molto ravvicinata, e dai colori forti e saturi. Ma dietro questa estetica volutamente eccessiva, si nasconde un chiaro messaggio sociale. Fin dagli anni 80 le sue fotografie dai colori intensi e dalla composizione originale, raccontano in realtà gli aspetti più grotteschi della società dei consumi, il suo obbiettivo sembra una sorta di lente di ingrandimento caleidoscopica capace di mettere in evidenza le assurdità e la mancanza di gusto del nostro tempo. Ovviamente, sempre con un tocco di humour britannico.


Stephen Shore


stephen shore

Stephen Shore è un fotografo americano a cui la contemporanea fotografia a colori deve moltissimo. E' infatti uno dei primi fotografi in assoluto a puntare il proprio obbiettivo sugli aspetti meno "epici" della quotidianità, dando risalto a tutto ciò che ad un primo sguardo risulta estremamente ordinario. In molti ritengono Shore colui che per primo ha portato le fotografie istantanee a livello di arte. Se si pensa a quanto questa estetica sia prevalente oggi, anche grazie al fenomeno social di Instagram, si capisce la portata del suo contribuito alla fotografia. La carriera di Shore ha avuto un inizio folgorante: a soli 25 anni, nel 1972, parte da New York per un viaggio in macchina attraverso gli Stati Uniti. Accompagnato dalla fedele macchina fotografica Rollei, immortala tutto ciò che incontra durante il suo viaggio : incroci stradali, benzinai, stanze di albergo, parcheggi, automobili le stanze in cui ha dormito, i pasti consumati, le persone, le strade, le stazioni di servizio, motel, le automobili, i parcheggi, i piatti consumati nelle aree di servizio. Dalle foto scattate durante questo viaggio nasce "American Surfaces", un libro che a tutto'oggi è considerato una pietra miliare della fotografia. Lo stile asciutto, rivo di retorica, l'ordinarietà dei soggetti, e l'uso del coloro ( fino ad allora considerato "fratello povero" del bianco e nero), raccontano l'America in una maniera mai vista prima. Una vera e propria rivoluzione fotografica. Successivamente abbandona la Rollei per scattare foto in grande formato, ma sempre focalizzandosi su soggetti quotidiani, ordinari. Da questo nuovo approccio nasce un altro capolavoro della fotografia, Uncommon Places.

I fotografi di moda


Sopratutto nel '900, la fotografia di moda ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di tutto il movimento fotografico in generale. Molti dei fotografi che hanno fatto la storia, a prescindere dal loro specifico genere di riferimento, sono passati, almeno in alcune fasi della loro carriera, da riviste come Vogue, Harper's Bazaar o Elle. Il motivo è abbastanza semplice: le riviste di moda erano quelle che pagavano di più , mettevano più mezzi a disposizione, ed avevano un pubblico di milioni di persone. I fotografi potevano sviluppare le propria arte fotografica, sperimentare, mantenersi, diventare famosi, e poi magari applicare quanto imparato in tutt'altro settore, che fosse il reportage o la fotografia di guerra.

Insomma, questo genere, che a qualcuno può sembrare frivolo, merita sicuramente di essere approfondito.



Helmut Newton


Helmut Newton

Fotografo austro-tedesco di moda, è conosciuto più che altro per i suoi scatti di nudo. La propensione di Newton per l'insolito, in particolare nei contesti sessuali, è attribuita ai suoi primi anni, quando suo fratello maggiore gli mostrò il quartiere a "luci rosse" (prostitute) di Berlino. Questa prima esposizione lo avrebbe poi portato a creare studi fotografici che hanno alterato la concezione della fotografia di moda. Il lavoro fotografico iniziale di Newton era standard per l'epoca: comprendeva principalmente matrimoni, ritratti di bambini e cataloghi di vendita per corrispondenza. Ma nel 1952 ebbe la sua grande occasione quando iniziò a lavorare per la rivista australiana Vogue. La sua carriera decolla fino a portarlo a lavorare in Francia, dove appare su riviste come Elle, Playboy e Vogue. Durante questo periodo lo stile fotografico di Newton cominciò ad emergere come velatamente sessuale, accennando occasionalmente anche al feticismo. Poi, in seguito a un attacco di cuore nel 1971, il lavoro di Newton assunse un nuovo scopo. Cominciò a esplorare apertamente temi sessuali, scuotendo il mondo della fotografia e attirando l'interesse di tutto il mondo. Le sue fotografie rimangono molto controverse, la sua attitudine al corpo femminile rimane in bilico fra il voyeurismo ed il machismo, spesso rischiando di sfociare nella mercificazione.


Richard Avedon



Avedon é stato anche fotografo di guerra, ritrattista e scrittore, ma é nella fotografia di moda che ha lasciato un segno indelebile. La sua esperienza piú significativa fu alla rivista Harper's Bazaar, con la quale collaborò per 12 anni, ma durante la sua carriera ha affiancato il suo nome alle riviste ed i marchi più importanti del settore : Vogue, Life, Mademoiselle, Gianni Versace, Jil Sander, Hugo Boss, Calvin Klein, Christian Dior e Clairol. Come ritrattista, ha lavorato con i nomi più famosi a livello internazionale : i Marilyn Monroe, Janis Joplin, Brigitte Bardot, Rudol'f Nureev, Andy Warhol e Sophia Loren.

Avedon ha innovato la fotografia di moda, cambiandone l'approccio in maniera radicale: le modelle non sono più dei manichini, ma diventano parte attiva dello scatto aggiungendo valore estetico ai capi presentati. Fu anche fra i primi a portare la fotografia di moda fuori dagli studi fotografici, nella strade, sulle spiagge, in ambienti naturali e resi meno asettici dai flash e dalle luci da studio.


Irving Penn



Un altro "grande nome" nella fotografia di moda, Irving Penn é stato anche pittore e designer. Penn ha legato indissolubilmente il suo nome alla rivista Vogue,con cui ha collaborato per 60 anni. Anna Wintour, famosa direttrice di Vogue, sostiene che Penn "ha cambiato il modo in cui le persone persone vedono il mondo, e la percezione di cosa sia la bellezza". In contrapposizione alle tendenze del tempo, Penn si è contraddistinto per lo stile minimalista, per la composizione tendente al geometrico, per gli sfondi neutri, e per l'utilizzo peculiare della luce. Il suo obbiettivo era quello di ridurre al minimo tutto ciò che potesse distrarre l'occhio dell'osservatore dalla modella e dal vestito. L'impronta lasciate da Penn nella fotografia di moda è così profonda, che molti dei fotografi contemporanei lo citano come fonte di ispirazione e come modello.

I fotografi italiani


Nonostante la fotografia a livello mondiale sia "dominata" da nomi anglo sassoni, anche l' Italia ha contribuito moltissimo a quest'arte. Anche nel panorama fotografico contemporaneo è sempre più frequente vedere fotografi italiani vincere i più prestigiosi premi internazionali e fare parte delle più rinomate agenzia fotografiche. I fotografi italiani che sono saliti alla ribalta delle cronache sono molti, e qui ne riportiamo solo i più celebri.


Gianni Berengo Gardin



Anche Berengo Gardin viene indirettamente formato dalla Magnum: già adulto, con un lavoro stabile in una famiglia, riesce a contattare il fratello di Robert Capa (Cornell) per farsi dare alcuni libri di fotografia. Ispirato dalla vita dei grandi artisti e dai loro magnifici scatti, decide di diventare fotografo professionista. La sua formazione è quindi internazionale, ma questo non gli impedisce di esprimere con le sue foto il punto di vista di un artigiano veneto. Va dalla fotografia umanista all’architettura, dal paesaggio a scenari industriali: un occhio attento immerso in un mondo pieno di dettagli, che non vedono l’ora di essere notati. Italo Zannier di lui dice che “tra i fotografi del dopoguerra, è quello che meglio ha saputo mediare proficuamente le varie tendenze, con un acume visivo che non si è lasciato condizionare troppo dal gusto del momento, slittando subito oltre la moda, per cercare garanzie soprattutto nella chiarezza dello sguardo". Il suo reportage più impressionante è probabilmente “Morire di classe”, un viaggio fotografico all’interno dei manicomi italiani, di cui Berengo Gardin chiede con forza l’abolizione. Gli scatti saranno fondamentali per la chiusura dei manicomi, e fomenteranno il movimento d’opinione contro di essi.

Franco Fontana



Siamo agli inizi della fotografia a colori, e Fontana ne approfitta appieno: i suoi scatti sono così geometrici e saturi da sembrare dei disegni digitali se non si guarda con attenzione. Nemmeno il viaggio negli Stati Uniti lo turba: il caos delle grandi città, le persone che affollano le strade, la confusione di milioni di abitanti che coesistono in un solo luogo non esistono. Ci sono solo cime di edifici geometrici, perfettamente accostati e allineati, finestre senza ombre umane, cieli azzurri senza movimento. Di certo, gli scatti risultano molto statici, a tratti un po’ rigidi, mentre quelli paesaggistici mantengono delle curvature naturali che rendono la foto più morbida. Le figure umane appariranno solo con la raccolta Presenza Assenza, o meglio appaiono delle ombre, come se a scattare non fosse una sola persona ma più di una. Alcune ombre sono accompagnate da altre, che le seguono a rispettosa distanza: è un omaggio alla dualità dell’uomo, a questa doppia natura che Fontana coglie in modo davvero sottile.

Ferdinando Scianna


Scianna è il primo fotografo italiano ad essere ammesso nella Magnum Agency. A presentarlo è Henri Cartier Bresson, colpito dalle sue immagini ad alto contrasto di una Sicilia ferma nel tempo. Questi scatti colgono una atmosfera ancestrale permeata di tradizione, religiosità e vecchi valori familiari.

Nella seconda metà degli anni Ottanta viene contattato da Dolce e Gabbana per realizzare una campagna pubblicitaria. Il luogo che scelse per girare è ancora una volta la Sicilia, dove la modella Marpessa Hennink viene inquadrata in luoghi insoliti per il mondo della moda. Nonostante ciò, la campagna ebbe un grande successo e aprì a Scianna le porte delle principali riviste glamour affermandosi nell’alta moda.

Gli scatti di Scianna invitano l’immaginazione a chiedersi cosa ci sia al di fuori dell’inquadratura, cosa c’è dietro uno scorcio, come prosegue una scritta. Cercare altro e completare l’immagine sono esercizi a cui il fotografo sottopone gli spettatori, così che quella ricerca dell’identità collettiva, legata ai luoghi, alle tradizioni e alle usanze popolari possa coinvolgerli ulteriormente.

Luigi Ghirri


Luigi ghirri

Luigi Ghirri è stato sicuramente uno dei principali e più influenti fotografi italiani. I suoi scatti ricercano paesaggi, architetture, tracce dell’uomo, mentre il suo stile, fra il metafisico e il surreale, senza per questo rinunciare a raccontare qualcosa della realtà, è inconfondibile.

Interessato ad organizzare grandi lavori collettivi, nel tempo conosce numerosi intellettuali, fra i quali si annoverano scrittori e musicisti quali Gianni Celati e Lucio Dalla.

Molto, della sua fotografia, è apprezzato l’utilizzo di colori poco saturi, quasi sfumati, in grado di far apparire i costrutti umani nei suoi paesaggi in maniera quasi evanescente.

Nel 1984, assieme ad altri fotografi italiani e stranieri, cura la pubblicazione di “Viaggio d’Italia”, considerata una delle opere più importanti della fotografia italiana, e che raccoglie le più varie interpretazioni della scuola di paesaggistica italiana di cui Luigi Ghirri è diventato fra i massimi esponenti.

160 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti